POLITICA
articolo tratto dal Corriere del Mezzogiorno
Avrà un posto da assessore nella giunta regionale o comunque una nomina di diretta emanazione.
BARI — Voleva pubblica considerazione, e l’ha avuta. Voleva un «risarcimento», il riconoscimento dell’apporto offerto alla coalizione, e l’avrà: sarà un posto da assessore nella giunta regionale di Nichi Vendola, probabilmente, o comunque una nomina di diretta emanazione del governatore. Le tessere del puzzle per riportare Vincenzo Divella nella casa del centrosinistra sono quasi tutte a posto. Pur se con alcune variabili che saranno definite dopo il voto del ballottaggio. Ma l’ex presidente della Provincia di Bari, che ha perso le elezioni per la riconferma meno di due settimane fa, non sosterrà Simone Di Cagno Abbrescia al Comune di Bari, ma Michele Emiliano. Il rischio di uno strappo tra primo e secondo turno è scongiurato. Con soddisfazione di tutti e tre i contraenti del patto: Vendola, che ha bisogno di un centrosinistra compatto e un Pd in credito, Emiliano, che evita di perdere il sostegno della Primavera al ballottaggio, Divella che non dilapida la sua credibilità facendo un passaggio azzardato da centrosinistra a centrodestra.
Dopo la delusione della sconfitta al primo turno, ad opera dell’oncologo candidato dal Pdl Francesco Schittulli, le accuse di Divella. Veementi e quasi (quasi) senza spazio per chiarimenti. Artefice del flop nelle urne sarebbe stato Emiliano, meno che tiepido nel sostenerlo per la riconferma. L’imprenditore della pasta si era spinto anche ad individuare lo «strumento » utilizzato da Emiliano per il tradimento: la lista messa in piedi da Degennaro, Realtà pugliese, che alla Provincia avrebbe sostenuto Schittulli. A inasprire ulteriormente la contesa, la mancata risposta del sindaco. «Parlerò con Divella dopo il ballottaggio. Ma gli voglio bene ». Troppo poco per l’ormai ex presidente che, a inizio settimana, accoglieva alla Provincia il suo successore tra gli applausi degli eletti del Pdl. Del resto erano già cominciati i colloqui con i maggiorenti del centrodestra, a cominciare da Raffaele Fitto. Eppure Divella, quando la rabbia iniziava a sbollire e l’idea di mollare su due piedi un centrosinistra - pronto a offrirgli un ristoro - vacillava, chiedeva soltanto delle scuse. E il famoso risarcimento.
Il cerchio si è chiuso ieri. Vendola aprirà le porte della Regione a Divella. Che potrebbe essere l’assessore che l’Italia dei valori da tempo reclama. Soluzione caldeggiata da Emiliano. Il passaggio dell’ex presidente della Provincia al partito di Di Pietro ancora non c’è. Ma, sempre più insistentemente, se ne parla. Dopotutto il cognato - consigliere di Divella, Rocco Pignataro, tra i dipietristi milita. Però l’Idv, dopo aver a lungo chiesto la rappresentanza nella giunta regionale, ora, attraverso il segretario Pierfelice Zazzera, ha appena comunicato a Vendola di non essere interessata all’incarico, non a otto mesi dalla scadenza di mandato. E non - si presume - facendosi imporre il suo rappresentante da Vendola. Eppure i canali di dialogo tra Idv e Divella sono più aperti che mai.
C’è poi da stabilire quale assessore tecnico sacrificare. I rimpasti sono per il presidente della Regione un segno di debolezza ai quali si è piegato a fatica e di rado, nonostante le fibrillazioni. Per questo non è detto che, alla fine, Vendola non individui un’altra soluzione per mantenere fede al patto di farsi carico di Divella. E mentre l’ex presidente della Provincia prudentemente non comunica ancora ufficialmente la sua decisione, è Simeone Di Cagno Abbrescia a non rassegnarsi: «Al di là delle fantasiose ricostruzioni della sinistra, Divella sosterrà me al ballottaggio. L’ha detto chiaramente », scrive in una nota.
BARI — Voleva pubblica considerazione, e l’ha avuta. Voleva un «risarcimento», il riconoscimento dell’apporto offerto alla coalizione, e l’avrà: sarà un posto da assessore nella giunta regionale di Nichi Vendola, probabilmente, o comunque una nomina di diretta emanazione del governatore. Le tessere del puzzle per riportare Vincenzo Divella nella casa del centrosinistra sono quasi tutte a posto. Pur se con alcune variabili che saranno definite dopo il voto del ballottaggio. Ma l’ex presidente della Provincia di Bari, che ha perso le elezioni per la riconferma meno di due settimane fa, non sosterrà Simone Di Cagno Abbrescia al Comune di Bari, ma Michele Emiliano. Il rischio di uno strappo tra primo e secondo turno è scongiurato. Con soddisfazione di tutti e tre i contraenti del patto: Vendola, che ha bisogno di un centrosinistra compatto e un Pd in credito, Emiliano, che evita di perdere il sostegno della Primavera al ballottaggio, Divella che non dilapida la sua credibilità facendo un passaggio azzardato da centrosinistra a centrodestra.
Dopo la delusione della sconfitta al primo turno, ad opera dell’oncologo candidato dal Pdl Francesco Schittulli, le accuse di Divella. Veementi e quasi (quasi) senza spazio per chiarimenti. Artefice del flop nelle urne sarebbe stato Emiliano, meno che tiepido nel sostenerlo per la riconferma. L’imprenditore della pasta si era spinto anche ad individuare lo «strumento » utilizzato da Emiliano per il tradimento: la lista messa in piedi da Degennaro, Realtà pugliese, che alla Provincia avrebbe sostenuto Schittulli. A inasprire ulteriormente la contesa, la mancata risposta del sindaco. «Parlerò con Divella dopo il ballottaggio. Ma gli voglio bene ». Troppo poco per l’ormai ex presidente che, a inizio settimana, accoglieva alla Provincia il suo successore tra gli applausi degli eletti del Pdl. Del resto erano già cominciati i colloqui con i maggiorenti del centrodestra, a cominciare da Raffaele Fitto. Eppure Divella, quando la rabbia iniziava a sbollire e l’idea di mollare su due piedi un centrosinistra - pronto a offrirgli un ristoro - vacillava, chiedeva soltanto delle scuse. E il famoso risarcimento.
Il cerchio si è chiuso ieri. Vendola aprirà le porte della Regione a Divella. Che potrebbe essere l’assessore che l’Italia dei valori da tempo reclama. Soluzione caldeggiata da Emiliano. Il passaggio dell’ex presidente della Provincia al partito di Di Pietro ancora non c’è. Ma, sempre più insistentemente, se ne parla. Dopotutto il cognato - consigliere di Divella, Rocco Pignataro, tra i dipietristi milita. Però l’Idv, dopo aver a lungo chiesto la rappresentanza nella giunta regionale, ora, attraverso il segretario Pierfelice Zazzera, ha appena comunicato a Vendola di non essere interessata all’incarico, non a otto mesi dalla scadenza di mandato. E non - si presume - facendosi imporre il suo rappresentante da Vendola. Eppure i canali di dialogo tra Idv e Divella sono più aperti che mai.
C’è poi da stabilire quale assessore tecnico sacrificare. I rimpasti sono per il presidente della Regione un segno di debolezza ai quali si è piegato a fatica e di rado, nonostante le fibrillazioni. Per questo non è detto che, alla fine, Vendola non individui un’altra soluzione per mantenere fede al patto di farsi carico di Divella. E mentre l’ex presidente della Provincia prudentemente non comunica ancora ufficialmente la sua decisione, è Simeone Di Cagno Abbrescia a non rassegnarsi: «Al di là delle fantasiose ricostruzioni della sinistra, Divella sosterrà me al ballottaggio. L’ha detto chiaramente », scrive in una nota.
Adriana Logroscino 19 giugno 2009 - Corriere del Mezzogiorno.it


Presidente ti vogliamo con noi !!
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